Otite neonato, come riconoscerla e curarla

24 Ott

L’otite è un disturbo davvero molto frequente nel neonato: si stima che più del 60% dei bambini sperimenti almeno una volta questa fastidiosa infiammazione entro i primi 3 anni di vita.

Si tratta di una malattia che generalmente si risolve bene e senza conseguenze per i bimbi se si interviene tempestivamente e con la giusta terapia, ma non va mai trascurata perché può portare a complicazioni da non sottovalutare.

Ad oggi inoltre l’otite rappresenta una delle cause più frequenti di prescrizione di antibiotici in età pediatrica, raggiungendo, in alcune casistiche, il 25% del totale.

Nell’ottica di sensibilizzare ad una corretta prescrizione della terapia antibiotica (solo se realmente necessaria) e di aiutare i pediatri nella diagnosi e nella terapia dell’otite, la SIP (Società Italiana Pediatria) ha da poco pubblicato le Linee Guida 2019 sull’otite media acuta in età pediatrica, che potete scaricare qui (https://docs.sip.it/2018/sito_sip/LG_OMA.pdf).

Sono state redatte seguendo la metodologia GRADE, destinate a tutte le figure professionali coinvolte nella gestione di bambini con otite medio acuta e propongono strumenti diagnostici interessanti come una tabella che permette di attribuire un punteggio per stabilire la gravità dell’otite in corso e orientarsi quindi sulla terapia.

Sintomi e cura dell’otite in età pediatrica

I sintomi dell’otite media acuta possono essere vari, ma sicuramente il principale è il dolore all’orecchio. I segnali però possono essere indiretti, come lo sfregamento dell’orecchio, ma anche pianto e irritabilità notturni. La febbre non sempre è presente, mentre può esserci otorrea, ovvero catarro che fuoriesce dall’orecchio.

Le linee guida della SIP si sono focalizzate sulla terapia, nel tentativo di limitare l’immediata prescrizione di antibiotici fino a quando non è davvero necessario. Spesso infatti l’otite media acuta viene confusa con l’otite media effusiva, che è una forma di infiammazione cronica legata all’accumulo di muco nell’orecchio, che non richiede una terapia antibiotica.

In caso di otite media acuta in forma lieve, nei bambini di età superiore ai due anni, si può optare per una vigile attesa, purché il bambino sia rivalutabile a distanza di 48/72 ore.
Invece per i bambini al di sotto dei 2 anni è sempre consigliata la terapia antibiotica immediata, così come nei bimbi più grandi con forme gravi di otite o otite bilaterale.

Fattori di rischio e prevenzione dell’otite media acuta in età pediatrica

L’otite media acuta è un’infezione acuta con presenza di pus all’interno dell’orecchio medio, prevalentemente di origine batterica. L’orecchio comunica con il naso attraverso un tubicino, la tuba di Eustachio, che nei bambini piccoli non è ancora del tutto formata e presenta un’inclinazione che favorisce il ristagno dei liquidi e la risalita dei germi dal naso e dalla faringe. L’età più a rischio è proprio quella tra i 2 e i 5 anni, considerando anche che i bambini non sanno ancora soffiarsi bene il nasino. Le statistiche suggeriscono che i maschietti sono leggermente più predisposti delle femminucce e che ovviamente frequentare l’asilo nido o avere fratelli e sorelle aumenta il rischio di contrarre l’infezione e di avere recidive.

Tra i fattori di rischio che andrebbero eliminati o ridotti dove possibile, ricordiamo il fumo passivo, l’inquinamento ambientale e l’obesità infantile. Ci sono invece ottimi riscontri scientifici sull’importanza della vaccinazione anti-pneumococcica e anti-influenzale nella prevenzione sia del primo episodio di otite che di possibili recidive, sull’utilizzo dei lavaggi nasali in caso di raffreddore per aiutare il bambino a liberare le vie respiratorie e sull’allattamento al seno, che rappresenta un fattore protettivo importante nei confronti dell’otite media acuta.

L’attenzione si pone infine sull’uso di ciucci e biberon: sono sconsigliati in caso di otiti ricorrenti perché la suzione favorisce lo spostamento delle secrezioni del naso verso la faringe e quindi una migrazione dei batteri dal naso verso le orecchie.

Durante la suzione con il biberon e con il ciuccio (ma anche con tazze con beccuccio, cannucce, bottigliette con tappo push&pull) lo sforzo nella suzione genera una pressione negativa all’interno dell’orecchio medio, che favorisce la risalita dei batteri e quindi una potenziale infezione.
Nella suzione con il biberon lo sforzo è più accentuato, perché nel biberon si crea un vuoto che costringe il neonato a succhiare con maggiore forza rispetto al seno per potersi alimentare.

Purtroppo non sempre si può scegliere se utilizzare o meno il biberon, soprattutto se l’allattamento al seno non è andato a buon fine. Si può però scegliere attentamente il biberon con cui allattare il neonato, come il biberon antiotiti J BIMBI®.

La valvola brevettata a basso vuoto dei biberon antiotiti J BIMBI® è stata studiata per compensare naturalmente il vuoto d’aria all’interno del biberon, permettendo una suzione fisiologica e controllata come con l’allattamento al seno. Un test comparativo ha dimostrato che il biberon antiotiti J BIMBI® è il più efficace nel ridurre il vuoto all’interno del biberon, fino a 5 volte rispetto ai migliori biberon con valvola anticolica.

E quando il bimbo cresce, se è soggetto ad otiti ricorrenti, c’è anche la tazza antiotiti SIPPI, che agevola il passaggio dal biberon al bicchiere, garantendo la protezione dalle otiti grazie alla speciale valvola a basso vuoto brevettata.